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Perché mangiamo ciò che mangiamo

Vi siete mai chiesti perché mangiamo quello che mangiamo?
Molti studi riguardanti la psicologia del cibo evidenziano come le nostre scelte alimentari siano dettate dal nostro ambiente di vita e dalle interazioni che abbiamo con gli altri. 
Gli studi di psicologia sociale che si occupano anche della psicologia del cibo sono molto recenti, in quanto questo tema ha iniziato ad interessare e quindi ad essere approfondito da appena vent’anni.
Vediamo insieme quali sono i risultati di questi studi, cioè quali i fattori psicologici e psicosociali che guidano le nostre scelte alimentari.
Il primo tema legato alla psicologia del cibo è come proprio il cibo non sia assolutamente solo una forma di sostentamento fisiologico, ma è anche una forte espressione di molteplici significati simbolici, affettivi e relazionali.
La Psicologia del cibo si impegna quindi a studiare quei fattori di tipo psicologico che intervengono a mediare le nostre scelte e i nostri gusti alimentari.
Molti ricercatori, tra cui Conner e Armitage,  evidenziano come fattori prettamente fisiologici o sensoriali esercitino sulle scelte alimentari un effetto non diretto ma mediato dal contesto sociale.
Se pensiamo ai bambini, scopriamo velocemente che esistono alcune preferenze innate come quella per il sapore dolce ma crescendo, gran parte delle scelte e preferenze alimentari che si strutturano con il tempo, sono dovute ad un lungo processo di apprendimento mediato dal contesto culturale in cui siamo inseriti.
Basti pensare ai gusti alimentari di persone adulte appartenenti a Paesi differenti, a città differenti o molto semplicemente a classi sociali differenti. 
Nella psicologia del cibo, in altre parole, le variabili psicologiche sembrano agire come dei mediatori dell’influenza di quelle fisiologiche sia per quanto concerne le condotte definite “sane” sia per quanto riguarda la sfera dei disturbi dell’alimentazione. 
Altri studi condotti ad esempio da Rozin e Fallon si sono occupati di psicologia del cibo ma questa volta legata ai fattori che influenzano il rifiuto verso determinati alimenti e il risultato ottenuto mostra come esistano tre principali motivazioni: le caratteristiche sensoriali come sapore e odore; possibili conseguenze negative o dannose; idee e valori personali, come succede per i vegetariani e i vegani.
Infine, un ulteriore e molto importante gruppo di studi effettuato da Zajonc sempre relativo al tema della psicologia del cibo ha evidenziato una stretta correlazione tra le preferenze alimentari e l’esposizione ripetuta a certi alimenti che non sono altro che quelli maggiormente diffusi in un dato contesto socioculturale.
In altre parole: preferiamo di gran lunga quello a cui siamo più abituati! 
Le ricerche condotte nell’ambito della psicologia del cibo e della psicologia sociale quindi, nonostante riconoscano sicuramente l’influenza dei fattori fisiologici nelle scelte alimentari, sottolineano in modo marcato come i loro effetti non agiscano in maniera diretta sul comportamento alimentare, ma vengano fortemente mediati da fattori psicologici e psicosociali, in particolare credenze e atteggiamenti con cui conviviamo nel nostro quotidiano.